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14-01-2010
Il seguente brano è tratto da “LUCIANO GAUCCI LATITANTE AI TROPICI” di Francesco Giuseppe Catullo, edito per i tipi Armando Curcio Editore e distribuito solo in edicola. Si tratta della biografia romanzata dell’ex Patron del Perugia calcio che, prima di darsi alla latitanza nei mari del sud per il crac del Perugia calcio, è stato travolto da esperienze extravaganti: conduce un tram per le vie di Roma, fa 13 al Totocalcio, vince il più prestigioso trofeo ippico del mondo con un cavallo acquistato per 5 milioni di lire, possiede contemporaneamente 5 squadre di calcio, scopre i talenti di Gattuso, Materazzi, Grosso e Nakata, fa giocare il figlio del colonnello Gheddafi contro la Juventus, ingaggia la prima allenatrice donna per la sua Viterbese, cerca di far giocare una giovane teutonica nel campionato italiano di serie A, elegge dimora in un Castello medievale in provincia di Viterbo, prima di Gianfranco Fini amoreggia per sette anni con Elisabetta Tulliani, fa 5 + 1 all’Enalotto, a 71 anni – dopo tre anni trascorsi da latitante nei carabi – vive a Roma dove è in attesa del suo settimo figlio.
Capitolo 26
Una caratteristica di Luciano è la puntualità. Se dice che il pranzo inizia alle 13:00, alle 12:55 tutto è perfettamente pronto. Il cibo per lui è galantuomo, non aspetta nessuno.
Così fu infatti anche la mattina prima del partenza di Paolo, quando l’ex patron diffidò quest’ultimo dal presentarsi alla sua mensa per le 13:00 precise, considerando che l’aereo per l’Italia sarebbe decollato alle 16:30 e che la tavola necessitava di concentrazione almeno per tre quarti d’ora.
Impigrito dalle mollezze dei Caraibi, Paolo riuscì a malapena a raggiungere la terrazza di Luciano con dieci minuti di ritardo dopo essersi concesso l’ultimo bagno in quel mare paradisiaco prospiciente la casa. Nel salire le scalette insieme a Jasmina, notò che della sabbia bianchissima fasciava come un calzino il suo polpaccio e giocondo come un fanciullo si scusò con i commensali, chini sui rispettivi piatti a gustare costolette di maiale.
“Servite lo champagne al dottor Santillo e alla sua signora”, intimò Luciano alle proprie donne.
Vicino al capotavola sedeva un italiano magro e abbronzato, con un naso sottile e lungo. Il suo nome era Ettore e non doveva avere più di cinquant’anni. Poiché nessuno aveva provveduto alle presentazioni, Santillo si sbilanciò spontaneamente verso di lui con mano desiderosa di fare conoscenza.
“Sono Paolo Santillo, e lei è Jasmina, piacere di conoscerla.”
“Ciao, sono Ettore!” rispose il nuovo arrivato.
“Scusate”, disse Luciano che nel frattempo si era distratto dal desco per provvedere a fare gli onori di casa. “Ettore è un giornalista ed è venuto dall’Italia, mentre il dottor Santillo è il mio notaio.”
Quando il dipendente dello studio Daniel sentì la presentazione che gli aveva fatto l’ex patron, riconoscendogli quella dignità professionale da così gran tempo ambita e sospirata, affondò tronfio di orgoglio la forchetta nella costola di maiale per offrirla con galante disinvoltura alla sua compagna. Il giornalista osservò la scena poi, prima di ingurgitare un bicchiere di champagne, curioso e confidenziale domandò: “Allora, Paolo, quando facciamo tornare a casa Luciano?”
“In verità credo di poter fare ben poco, non sono mica il suo avvocato!”
“Scusami, credevo di aver capito che tu fossi il suo legale.”
“No, in verità Luciano ha detto che sono il suo notaio”, affermò Paolo, approfittando anche con se stesso di quell’equivoco che lo insuperbiva e che per qualche attimo gli aveva gratificato la dedizione sempre nutrita per quella professione, poi continuò: “curo sempre i suoi interessi legali, ma da un punto di vista diverso rispetto a quello del penalista. Anzi da quel punto di vista credo di essere poco aggiornato. Non sapevo che Luciano fosse in procinto di far ritorno a casa”, e rivolgendo lo sguardo al capotavola chiese: “c’è qualche novità sul fronte del tuo processo penale?”
Probabilmente per superstizione, probabilmente per qualche altra ragione, Luciano Gaucci aveva preferito mantenere riservata una notizia che gli era giunta inaspettatamente dall’Italia, cogliendolo impreparato nella gestione delle sue emozioni che, silenti come falle nella crosta terrestre, minacciavano costantemente un equilibrio precario.
Da qualche giorno i suoi avvocati lo avevano informato sulla possibilità di intraprendere una strategia difensiva che in breve tempo gli avrebbe assicurato l’eventualità di un rientro in Italia senza restrizioni. Da uomo libero per intendersi: libero di tornare, libero di passeggiare in piazza di Spagna, libero di mangiare in trattoria, libero di andare agli show televisivi, libero di sentirsi italiano tra gli italiani.
Una notizia così importante non era facilmente gestibile da parte di chi l’anelava con trepidazione da quasi tre anni. Anche Paolo, quindi, come tanti altri della comunità dominicana, era allo scuro di quella novella che, appena giunta dal Bel Paese, non poteva essere condivisa per timore che, passando di bocca in bocca, perdesse di significato e valore.
L’indiscrezione del giornalista, però, aveva acceso la perspicacia di Santillo che, curioso, andò a rovistare nel segreto del suo ospite, insistendo così: “E allora? Fammi capire: c’è la possibilità che rientri presto in Italia?” Quando gli interrogativi raggiunsero le orecchie di Luciano, questi aveva il viso quasi parallelo al piatto, gli occhiali scivolati sulla punta del naso e le mandibole intente a sfibrare quello che rimaneva di un suino abbrustolito. Senza scomporsi e continuando a masticare, l’imprenditore diresse lo sguardo sopra le lenti verso Santillo. I suoi occhi erano chiari e brillanti come quelli di un felino che guardingo si abbevera insieme alla preda in attesa del momento propizio per un fruttuoso assalto. Le orbite di Paolo intercettarono i sanguigni segnali di Luciano, mentre sulla tavola scendeva un silenzio che andava a mortificare quel paradiso che faceva da sfondo all’ultimo pranzo di Santillo sull’isola. Intuita al volo la tensione che ormai aleggiava tra i commensali, l’impiegato dello studio Daniel introdusse un’altra domanda, al fine di stemperare l’elettricità che faceva vibrare così forte l’aria: “Lucià, mi passeresti per favore quell’avocado?”
“No, non dice niente l’avvocato!” rispose Luciano molto seccato, fraintendendo per ragioni freudiane la domanda dell’interlocutore.
“No l’avvocato, Luciano. Ti ho chiesto l’avocado, la verdura, la cosa lì… come si chiama? Quella specie d’insalata che sta così bene con il maiale”, chiarì preoccupato Paolo per risolvere l’equivoco creato involontariamente.
Superstizione o no, sta di fatto che la notizia che ormai girava più in Italia che nei Caraibi era che a breve sor Luciano avrebbe potuto rimettere piede in patria, dove ad attenderlo con trepidazione c’erano le sue quattro famiglie desiderose di abbracciarlo con affetto e tutti i suoi amici che, incuranti della distanza e della latitanza, avevano conservato con ostinazione i rapporti con lo sventurato che, per ragioni di giustizia, nel 2005, era stato costretto a riparare nei mari del sud.
Doveva essere ormai chiaro a Paolo Santillo che per Luciano Gaucci, i cui pensieri, perfino i più reconditi e inconfessabili, trovavano manifestazione in ogni gesto e nelle sue irriverenti espressioni, il silenzio non poteva avere il valore di un arcano. Significava, infatti, in maniera eloquente, che la cosa su cui taceva era seria, importante, determinante.
Dopo attimi d’imbarazzo, Paolo continuò a far finta di mangiare mentre la sua mente cercava di trovare un trait d’union tra pensieri ed emozioni, osservando il proprio anfitrione con la speranza che questi gli svelasse finalmente la chiave di lettura per risolvere il rebus. Non riusciva ancora a spiegarsi come un individuo che non possedeva nessuna delle qualità di cui qualsiasi persona desidererebbe fregiarsi, potesse essere così sicuro di sé da riuscire a far rispettare le proprie discutibili e originali regole anche a chi non le condivideva affatto.
Pensava: ‘Mentre io ho costruito tutta la mia esistenza cercando di soddisfare ciò che gli altri si aspettavano da me, e non mi sono mai risparmiato dal sacrificio di contenere e morigerare i desideri e gli impulsi che mi movevano l’anima, Luciano ha fatto esattamente il contrario. La conseguenza è che mentre io ho consumato un’esistenza grigia e apatica in cui mai nessuno mi ha riconosciuto l’impegno, e la fortuna non mi ha mai gratificato dandomi la possibilità di riscattare la monotonia dei miei giorni tutti uguali, Luciano brucia la sua vita in fuochi d’artificio che illuminano il cielo di giallo, di rosso e di blu mentre gli spettatori con gli occhi puntati in alto fanno Ooohhh! Ciò che mi risulta poi veramente difficile da capire è come abbia fatto, mettendo al mondo una progenie così disomogenea per sesso, età e colore, a non attirarsi la disistima dei propri discendenti che, a quanto dicono i suoi amici più cari, invece di disprezzarlo, lo amano e lo idolatrano, contendendosi questa o quell’altra delle sue originali peculiarità’.
Nel momento in cui Paolo stava ultimando tali elucubrazioni, assorto nel tirare un bilancio della propria esistenza, percepì la voce di Luciano che cercava di richiamare la sua attenzione, emettendo suoni di questo genere: “A Pà… A Pà…”
“Eh… dimmi Luciano!” rinsavì Paolo.
“Non è sicura la cosa che ti sto a dì… ma l’altra sera mi hanno chiamato gli avvocati e mi hanno detto che se faccio un concordato col giudice…”
“Un patteggiamento, presidente! Si dice un patteggiamento”, intervenne il giornalista per correggerlo.
“Eh… giusto… se faccio un patteggiamento col giudice e accetto de prendermi ’na pena di tre anni, mi darebbero l’indulto e non mi manderebbero in galera… e quindi…” si interruppe per un attimo a causa dell’emozione che gli faceva tremare la voce: “forse sarei libero di tornà a casa senza problemi!” esclamò, per poi concludere: “finalmente!”
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Testimonianze
Nicholas, americano di nascita, ha frequentato la ESE di New York. Prima che Nicholas approdasse in ESE, sapeva esattamente cosa voleva fare, vale a dire studiare finanza. Poiché New York è la capitale finanziaria del mondo con il maggior scambio di contanti liquidi, non c’era miglior posto per imparare l’arte degli investimenti finanziari, analisi del rischio, fusioni...
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