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17-01-2010
New York. Lunedi 18 gennaio. Oggi l’America celebra per la 24ma volta il King Day, la festa ufficiale in memoria della nascita di Martin Luther King Jr. Questa volta anche Wall Street si è fermata e l’America, soprattutto nera, si è raccolta compatta intorno al ricordo di uno dei suoi leader bruciati giovani, alla figura del martire di un’idea di uguaglianza che, paradossalmente, sta andando oltre il sogno del Rev. King, alimentando un fenomeno di ‘reverse discrimination’.
La Rivoluzione dimenticata
I quotidiani americani hanno ignorato quasi del tutto la ricorrenza.
Del Memorial Day in onore del Rev. King, del suo carico evocativo e simbolico, nessuna traccia. Il New york times di oggi relega qualche vaga notizia in 16ma pagina. Anche la stampa italiana e internazionale ha trascurato questa celebrazione e con essa un’opportunita’ preziosa per fare il punto sullo stato del pianeta con riguardo alla discriminazione razziale. Gli psicologi potrebbero intravedere in questo un caso di rimozione a livello planetario. Quando spirano venti di guerra e nuove truppe sono inviate al fronte, il terrorismo incombe, e ci sono immani tragedie come quella di Haiti, l’egualitarismo e l’affermazione dei diritti civili puo’ essere un lusso.
Certo è che una societa’ dove il riconoscimento dei diritti civili non fosse piu’ in questione, cancellerebbe questa ricorrenza non sentendo piu’ alcun bisogno di ricordare e continuare a commemorare chi, come il Rev. King, ha contribuito a creare un mondo dove la parita’ di credo e di razza e il godimento dei diritti civili sono l’aria che si respira e sono dati per scontati.
Gala Concert al Lincoln Center
L’imponente complesso del Lincoln Center, che occupa con i suoi cinque teatri e la New York Public Library for the Performing Arts quello che fu il malfamato rione della West Side Story, e’ gremito da una folla silenziosa, assorta, che sfila davanti ai botteghini dell’Avery Fisher hall Opera House per assicurarsi uno dei suoi 4000 posti. Siamo li’ per il Gala Concert, anniversary celebration e tributo alla vita e all’eredita’ di Martin Luther King. Osservo dal palco assegnato ai giornalisti il pubblico che occupa ordinatamente tutti gli ordini di posti e noto che nonostante il prezzo (il costo medio del biglietto e’ intorno ai 100 $) si tratta per lo piu’ di famiglie, molti i genitori con bambini, e sono tutti neri. Di bianchi non c’e’ quasi nessuno. Associo questa osservazione all’altra fatta la mattina quando ho rilevato che i quotidiani americani hanno ignorato del tutto la ricorrenza. Del King Memorial Day, e del suo carico evocativo e simbolico, nessuna traccia. Anche la stampa italiana ha trascurato questa celebrazione e l’opportunita’ che essa offriva di fare il punto sullo stato del pianeta con riguardo alla discriminazione e al pregiudizio razziale.
L’impressione finale della nostra presenza al Gala Concert e’ stata di sentirci degli estranei intrufolati in una ricorrenza di famiglia. Il King Day e’ una festa nera e il patrimonio di idee, l’eredita’ morale, il sacrificio del Reverendo King, invece di espandersi e diventare patrimonio di ogni uomo, oltre il suo colore, credo e nazionalità, si sta inaridendo, chiudendosi in se stesso.
Una festa planetaria: “The Dreamers Day”
Dopo oltre quaranta anni dal sacrificio di ML King, questa ricorrenza istituita nel 1986, giunta quest’anno alla sua 24.ma celebrazione, potrebbe utilmente evolversi e assumere un respiro planetario. E’ solo dal 2000 che essa è diventata una national holiday e dal 2007 è stata estesa a tutti gli stati, non senza molte resistenze e numerosi tentativi di cambiarne il nome in Human Rights Day, Labor Day o Memorial Day. Ancora oggi solo il 33% delle attività chiude e concede ai suoi dipendenti il giorno festivo e ancora oggi l’America si chiede se la memoria e l’eredità morale del Rev. King meritano una festa nazionale, insieme a sole tre altre ricorrenze: il Columbus Day, la nascita di George Washington, e quella di Gesù il giorno di Natale.
Prima che il King Day si logori ulteriormente e deteriori al rango di una ricorrenza settaria o faziosa, una festa dei neri, si dovrebbe cambiarne il significato e proclamarlo ‘The Dreamers Day’ per onorare non solo il Rev. King, ma tutti gli individui, gli eroi solitari, cui dobbiamo dunque tutto quello che siamo e che abbiamo.
Una festa planetaria che servirebbe a ricordarci che dietro ogni conquista umana, all’origine di ogni intuizione, di ogni conquista scientifica o sociale, alla fonte di tutto quello che è ricco, bello e vero c’è sempre e invariabilmente un individuo e il suo sogno.
L’individuo e la folla
Eppure li abbiamo perseguitati, quasi senza eccezioni. Là dove nasce un individuo immediatamente si mette in moto una forza antagonista, la massa pronta ad eliminarlo. E questo giuoco mortale a guardie e ladri tra individuo e massa, iniziato nella notte dei tempi, ancora continua ed è il nodo gordiano della visione politica. L'eccidio di questi innocenti, uomini e donne visionari, pazzi luminosi, è sollevabile a paradigma scientifico universale.
La massa è antagonista dell'individuo. Lo è sempre stata ed ha disprezzato i suoi saggi sotto ogni latitudine ed in ogni tempo. L'individuo è vivo, la massa è antibiotica. E la lotta tra individuo e massa, la persecuzione dell'individualità, della originalità, del pensiero indipendente, è una costante della nostra storia. Abbiamo bisogno dell'individuo, e allo stesso tempo, sentiamo l’irresistibile istinto di sopprimerlo.
Questo è il paradosso della nostra civiltà, il meno esplorato, il più oscuro, perchè ha le sue radici nella parte più profonda del nostro essere, là dove ancora echeggia l'ululato di un predatore notturno, l'eco di una nostalgia animale.
L'individuo ci spaventa
La vastità delle sue idee, la sua fiducia incrollabile in se stesso, l'ampiezza della sua visione, la sua compattezza interiore, la sua luminosità, ci mettono in una condizione di dolorosità insopportabile e di fronte a un sinallagma vertiginoso.
L’eterna dialettica tra massa ed individuo, tra predestinazione e destino, si delinea e squarcia il nostro universo in due parti.
Soltanto incontrare un individuo, o ascoltarne la voce, o vederlo agire, ci mette di fronte alla nostra pigrizia, ai nostri pregiudizi, alla nostra insopportabile deformità. Lo sforzo richiesto per cambiare è troppo grande. Preferiamo eliminare il termine di confronto. Un colpo di martello al grillo parlante, la soppressione di questa voce che instancabilmente ci spinge ad essere di più, a diventare migliori, appare ogni volta la soluzione più semplice.
Nell'isola di Efeso, quasi tremila anni fa, si fece un esperimento sociale ed uno dei primi tentativi registrati storicamente di eliminare l'individuo una volta e per tutte. Secondo Eraclito "gli abitanti di Efeso hanno scacciato Ermodoro, il migliore di loro, dicendo: non vogliamo avere nessuno che sia migliore tra noi; se c'è qualcuno che lo è, se ne vada altrove, tra gli altri".
Due facce della stessa realtà
Per questa cecità della massa Eraclito disprezza la folla. Non era chiaro allora, neppure ad uomini come Eraclito, e tantomeno lo è oggi, a uomini come noi, che la storia è dialettica e che l'agonismo tra individuo e massa, come tutti gli antagonismi, è creativo ed insopprimibile. La soppressione dell'antagonista, qualora riuscisse, si riverberebbe in una crisi tanto più ardua quanto più è imponderabile il vuoto che si spalanca davanti al vincitore. Ad una visione verticale, massa ed individuo si mostrano come una sola realtà, due pistoni dello stesso motore. L'una non potrebbe esistere senza l'altro, così come non è immaginabile un bastone che abbia una sola estremità. Essi sono aspetti inseparabili di un'unica realtà.
La discriminazione a rovescio
In U.S.A. il sentimento razziale, per esempio, lo stato di avversione per uomini diversi per razza, credo, cultura, ha richiesto decine e centinaia di anni perché fosse riconosciuto e perché si producessero le condizioni per il suo superamento.
I martiri, i leader bruciati giovani, come: Malcom X, M.L. King, J.K. Kennedy, accorciano i tempi e accelerano le condizioni per i cambiamenti di stati psicologici, modi di pensare e di sentire di una intera nazione, di una civiltà, capaci di attirare nuovi eventi e nuove opportunità.
I have a dream that one day… little black boys and black girls will be able to join hands with little white boys and white girls and walk together as sisters and brothers (march on Washington, on august 28, 1963)
Ho un sogno, che un giorno… ragazzi neri e ragazze nere possano darsi la mano con ragazzi e ragazze bianchi e camminare insieme come sorelle e fratelli (marcia su Washington, 28 agosto 1963)
Eppure, neanche il piu’ audace e ottimistico dei sogni di M.L. King avrebbe potuto immaginare che si sarebbe creata una societa’ dove sono costantemente in crescita i casi di discriminazione a rovescio e dove e’ necessario proteggere I bianchi da eccessi egualitari. Ormai da anni i film statunitensi, anticipatori e modellatori dell’immaginario collettivo, presentano una realta’ artificiosa dove il nero e’ il boss, e’ il capo della polizia, e’ il medico, lo psichiatra, il giudice (spesso donna oltre che nera)… psicanalizza, giudica, guarisce, risolve, da’ ordini ai bianchi.
Dal 1955, quando in Montgomery, Alabama, una nera, Rose Parks, va in prigione per essersi rifiutata di cedere il suo posto sul Bus a un bianco, al caso dell’Universita’ del Michigan dove alcuni studenti bianchi, in base al sistema delle quote, sono stati discriminati nei confronti di studenti neri, passa quasi mezzo secolo.
Perdonarsi dentro
Sarebbe interessante entrare piu’ in profondita’ e scoprire che la ipersensitivita’ che il Paese mostra ogni volta che la questione razziale e’ anche soltanto sfiorata, e’ il sintomo piu’ evidente di un ferita interna mai rimarginata. L’America teme di scoprirsi e riconoscersi violenta e razzista. E per questo, combattuta da sensi di colpa, incapace di perdonarsi dentro, fa tutto il possible per dimostrare a se stessa l’esatto contrario. Fino al punto da eleggere un Presidente nero e realizzare nella società condizioni paradossalmente opposte, e tali da configurare casi di reverse discrimination, come quello della University of Michigan appena menzionato.
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(da La Scuola degli Dei, di E. D’Anna)
“Alla radice di ogni disuguaglianza tra gli uomini, di ogni ingiustizia o assenza di libertà, c’è la vera differenza da cui tutte le altre originano: il grado di responsabilità interiore. Being, understanding, responsibility, destiny are one and the same thing”.
“Man is his understanding”- riaffermò il Dreamer - “Gli uomini appartengono a livelli diversi di comprensione. È questa la vera disuguaglianza tra loro!”.
Pur apparendo simili, esistono tra gli uomini differenze di eternità, distanze di anni luce sul cammino verso l’integrità. Come tra specie zoologiche a diversi stadi di evoluzione, essi appartengono nell’essere ad ere evolutive spesso smisuratamente distanti tra loro.
“Ma allora” - dissi esitante - “tutte le affermazioni dell’uomo, le sue più nobili dichiarazioni… e le lotte, le guerre e le rivoluzioni fatte in nome della libertà e della giustizia?...”.
“Sono state invano ed hanno lasciato ogni cosa com’era! - disse il Dreamer scandendo le parole e portando ordine nei miei pensieri in subbuglio - “Guerre, rivoluzioni ed ogni altro tentativo di dare agli uomini uguaglianza, giustizia, libertà, pace sono falliti perchè fondati sulla convinzione che ci fosse un cattivo da abbattere, che ci fossero ostacoli esterni da eliminare.
“Ricchezze, privilegi, disparità sociali, sono soltanto un effetto, il riflesso di una differenza molto più profonda. È nell’essere, nel nostro respiro, nel nostro sentire che avviene tutto.
“Our being creates our life”.
“L’umanità ‘così com’é’ ha bisogno del male!” - disse e mi spiegò che il male, o ciò che ci appare come male, serve a risalire alla vera caduta, alla vera degradazione, alla vera morte.
“Un uomo riesce ad ascoltarsi attraverso una ferita... Per sentirsi vivere ha bisogno del dolore... degli antagonismi... del tempo...”.
Si sente vivo solo quando prova dolore, quando soffre... Un uomo ordinario non è preparato al benessere né alla serenità. Va nel mondo con il desiderio, con l’aspettativa che gli accada qualcosa... Inconsapevolmente va in cerca dell’accidentalità per interrompere quel silenzio, quella immobilità potente, quella serenità che per lui è monotonia. Ma ogni accadimento è per sua natura sofferenza.
“Libertà è libertà da ogni accadimento!” - disse - “Un accadimento è sempre espressione di contrasti, di opposizioni, di antagonismi... In Paradiso non ci sono accadimenti... Il Paradiso è uno stato d’essere...”.
“Chi ha trasceso gli opposti, chi ha eliminato l’angoscia dal proprio essere, non ha bisogno del blessing di ingiustizie, di persecuzioni, di patiboli, di malattie, epidemie e guerre”.
Finché questa condizione di angoscia perdurerà, il dolore e quello che l’umanità chiama ingiustizia resteranno il motore del mondo e l’unica forza capace di spingerla verso stati superiori dell’essere”.
ll Dreamer anticipò la domanda che mi bruciava le labbra come una febbre. Quella che stava per comunicarmi era una sentenza terribile da accettare, una condanna senza appello. “Non è possibile portare agli uomini la felicità dall’esterno!…
“Vivere il ‘paradiso’ richiede una lunga preparazione”.
Nella Sua voce virile palpitò una vena di paterna dolcezza.
“Bisogna eliminare gli ostacoli interni... tutto quello che impedisce” - disse - “Occorre una lunga preparazione... una seconda educazione... occorrono Scuole speciali...”.
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La ESE ha un "sogno"
L'educazione può creare le condizioni per la crescita di uomini e donne che hanno eliminato dal proprio essere ogni conflittualità, che hanno trasceso le divisioni di credo, di partito, di censo, di razza.
La European School of Economics ha un sogno: sollevare l'umanità al di sopra del livello di conflittualità, divisione e barbarie al quale inevitabilmente tende se lasciata a se stessa.
Ho sognato una Rivoluzione Individuale
capace di capovolgere i paradigmi mentali della vecchia umanità
e liberarla per sempre dalla sua conflittualità,
dal dubbio, dalla paura, dal dolore.
L'educazione, e specialmente l'università, avrà un ruolo decisivo nel creare le condizioni per quel cambiamento del pensiero che può nascere solo dall'interno, per quel quantum jump nell'essere che solo l'individuo può fare. Come tutte le altre rivoluzioni essa produrrà una diversa economia ed una diversa politica, poiché il cambiamento della mentalità, del sistema di convinzioni e di valori, il loro innalzamento è il vero motore di trasformazione di una nazione, la causa del suo progresso civile e la chiave del suo destino economico.
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Riflessioni degli studenti della European School of Economics sul King Memorial Day.
The King Holiday
A gennaio, il terzo lunedì del mese, si celebra negli Stati Uniti il King Holiday. Una giornata per rendere omaggio ad uno dei grandi sognatori del secolo scorso e per commemorare quei valori che ancora oggi, a oltre trent'anni dall'assassinio del "Re", sembrano così lontani dalla nostra società. Quei valori come la verità, il coraggio, la dignità, la compassione e l'umiltà che hanno contraddistinto tutta la leadership ed il carattere del Dr.King, il quale sognava un mondo dove i popoli avessero sconfitto la povertà, le guerre e la violenza. Ma in questi ultimi anni, si stanno facendo sempre più visibili gli odi razziali, le insofferenze verso altre religioni, I fondamentalismi.
Sembra quasi, che l'uomo non riesca a imparare dai propri errori. Governato com’e’ da emozioni negative, da pensieri distruttivi, da una logica conflittuale, proiettare le proprie paure verso il diverso e lì sfoga la propria violenza.
Tutto ciò nasce inconsapevolmente, da quando sin da piccoli eravamo abituati a vivere in un quartiere omogeneo ed ad avere dei contatti sociali con persone "come noi". E quindi, ecco che all'aumentare dei flussi migratori si riaffacciano vecchi fantasmi come l'etnocentrismo ed il razzismo. Perché l'altro diventa la proiezione delle nostre insicurezze e rappresenta simbolicamente ciò che non si vuole accettare di noi stessi. La società dovrebbe essere educata a liberarsi da queste paure, che alimentate dall'ignoranza e dalla mancanza d'ascolto, possono essere manipolate per scopi politici e condurre a guerre.
Il King holiday dovrebbe servire come giorno di riflessione, di ricerca verso la verità che ha fatto parte di tutta la vita di M.L King ha saputo dare una speranza a tutte le minoranze etniche che ogni giorno subiscono violenze e prevaricazioni, King ha parlato di un sogno dove gli uomini non vengono defraudati dei loro diritti fondamentali, perfino dei loro stessi leader; di un mondo pacifico che non significa l'assenza di conflitti e di antagonismi da vincere per crescere, ma la presenza di giustizia. Ora, tocca alle nuove generazioni, come ci insegna la nostra Scuola, la European School of Economics, a produrre in noi quel cambiamento che vorremmo vedere nel mondo.
Anna Barducci
Prossimi corsi in partenza
18 Aprile 2011 - Milano
Hotel Management
26 Settembre 2011 - Firenze
Costumista
16 Gennaio 2012 - Londra
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Testimonianze
Quattro anni alla European School of Economics vissuti intensamente fra colleghi, amici e docenti straordinari rimarranno nella mia vita come una presenza costante. Tre stage di lavoro, esperienze internazionali, un semestre di studio alla ESE di New York e, appena laureato, subito un impiego importante in Banca Mediolanum. Esperienza di breve durata, ma estremamente formativa che si sarebbe dimostrata...
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